Patologie

Algodistrofia

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2019

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L’algodistrofia è una malattia rara multisintomatica. Provoca un dolore intenso e continuo, localizzato a livello degli arti inferiori o superiori e generalmente associato ad un edema.

Questa patologia potrebbe essere originata da un malfunzionamento di diversi sistemi del corpo, come quello nervoso, quello circolatorio e quello immunitario.

Secondo gli esperti esistono due tipi di algodistrofia:

  • l’algodistrofia I, anche conosciuta come “sindrome dolorosa regionale complessa I”
  • l’algodistrofia II, o “sindrome dolorosa regionale complessa II”

Nei casi in cui la malattia è stata preceduta da un infortunio al sistema nervoso si parla di algodistrofia II, in tutti gli altri di algodistrofia I.

Talvolta, in letteratura ci si riferisce all’algodistrofia come Morbo di Sudeck.

Prima di focalizzarci sulle sue cause e i suoi sintomi, vediamo le parti del corpo più comunemente interessate da questa patologia.

Come già accennato, la sindrome algodistrofica colpisce prevalentemente gli arti inferiori e superiori.

Per quanto riguarda i primi, tra le forme più comuni ci sono l’algodistrofia del ginocchio e dell’anca, ma in molti casi il Morbo di Sudeck interessa anche il piede e la caviglia.

Nel caso in cui sia localizzata a livello degli arti superiori, l’algodistrofia interessa principalmente la mano.

Le cause

Come accennato, gli esperti sostengono che l’origine dell’algodistrofia possa derivare da un malfunzionamento del sistema nervoso centrale e periferico, del sistema immunitario e del sistema circolatorio sanguigno, che comprende tutte le arterie e le vene che trasportano il sangue.

Ciò deriva dal fatto che questa malattia ha effetti sulle funzioni controllate da questi tre sistemi.

Nonostante questo, le cause rimangono in gran parte sconosciute.

Ci sono, però, dei fattori di rischio che aumentano le possibilità di contrarre la malattia.

È stato rilevato che in più del 90% dei casi l’algodistrofia colpisce individui che abbiano subito fratture ossee, tagli, distorsioni e distrazioni articolari, bruciature e ustioni.

Inoltre, un tempo si riteneva che la malattia colpisse soprattutto le donne in gravidanza. L’osservazione di altri casi clinici ha smentito questo legame, ma è stato confermato che l’algodistrofia colpisce più spesso quando c’è stato un aumento di peso. Esattamente ciò che avviene nel periodo della gravidanza.

La diagnosi

La diagnosi di algodistrofia è molto difficile da eseguire, perché i sintomi non sono molto specifici e possono assomigliare a quelli di altre patologie.

Nonostante questo, la presenza di dolore in una regione specifica e circoscritta è un segnale che può indirizzare il medico verso la diagnosi di algodistrofia.

Successivamente si valutano eventuali ulteriori sintomi e la presenza di traumi pregressi, che possono aiutare ad arrivare alla diagnosi.

Ad esempio, uno tra i segni più comuni è il cambiamento della pelle, che diviene più pallida, secca e atrofica.

I sintomi dell’algodistrofia possono essere rilevati tramite una radiografia oppure, se sono più circoscritti ad un’unica zona, tramite una risonanza magnetica o una scintigrafia trifasica.

La scintigrafia è sicuramente l’esame più idoneo perché è in grado di rilevare anche variazioni ossee minori rispetto all’esame radiografico.

Nonostante ciò, uno svantaggio è dovuto al fatto che il quadro scintigrafico varia a seconda dei differenti stadi della malattia.

Oltre a quelli già menzionati, si possono svolgere esami del sangue e studi di conduzione nervosa, allo scopo di escludere, rispettivamente, la presenza di malattie infettive e di danni ai nervi.

Non è previsto, dunque, alcun test diagnostico specifico e nonostante la possibilità di utilizzare questi strumenti, la diagnosi di algodistrofia è prevalentemente clinica.

Le terapie

Non esiste una cura specifica per l’algodistrofia e la terapia prevede dei trattamenti che hanno come unico scopo quello di alleviare i sintomi della malattia (terapia sintomatica).

Di conseguenza non si può nemmeno parlare di tempi di guarigione per chi è affetto da algodistrofia.

Vediamo di seguito le tre principali tipologie di terapia.

La terapia fisica prevede l’esecuzione di esercizi di fisioterapia per la cura e la riabilitazione della mano, dell’anca, del ginocchio, del piede e degli arti in generale.

Questi esercizi sono intesi a migliorare la circolazione sanguigna, la mobilità delle articolazioni, la forza dei muscoli e la loro elasticità.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, invece, i medici possono prescrivere farmaci di vario genere:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): vengono utilizzati per alleviare il dolore agendo contro l’infiammazione
  • Corticosteroidi: sono dei farmaci antinfiammatori che vanno assunti senza esagerare perché prevedono tra gli effetti collaterali la comparsa di altre patologie come l’osteoporosi e il diabete.
  • Anticonvulsivanti
  • Antidepressivi triciclici
  • Oppioidi (es: morfina): sono degli analgesici molto potenti. Anche in questo caso, come per i corticosteroidi, non bisogna esagerare perché possono portare effetti collaterali come nausea e vomito, stanchezza, problemi cognitivi e depressione.
  • Anestetici locali: vengono utilizzati sotto forma di creme

Infine, la terapia psicologica, detta anche psicoterapia, viene consigliata dai medici a tutte le persone che hanno sviluppato depressione, ansia o altri disturbi psicologici successivamente alla comparsa dell’algodistrofia.

Vi sono altre forme di trattamento dell’algodistrofia meno utilizzate, come:

  • Il blocco del nervo simpatico: prevede l’iniezione di un anestetico vicino al midollo spinale, allo scopo di fermare l’attività di uno o più nervi del sistema nervoso simpatico. Non è efficace sul lungo periodo, ma può essere utile a ridurre temporaneamente il dolore.
  • La simpatectomia: prevede che una struttura del sistema nervoso simpatico venga rimossa attraverso un intervento chirurgico.
  • La stimolazione del midollo spinale: il midollo viene stimolato attraverso alcuni elettrodi installati sulla colonna vertebrale.

Per quanto riguarda la terapia fisica strumentale, la magnetoterapia agisce sia sul sintomo doloroso, calmandolo, sia a livello dell’infiammazione, riducendone gli effetti. Grazie alla biostimolazione delle cellule, viene ripristinata la corretta carica elettrica delle stesse, riattivando il processo di autoguarigione del nostro organismo.

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