Formazione

La stimolazione muscolare – Tipi di frequenza ed effetti

Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018

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Gli effetti dei range di frequenza

  • Tra 2 Hz e 4 Hz, si ottiene un effetto rilassante sul muscolo o sul gruppo di muscoli su cui si lavora. In caso di sovraccarico della zona, il dolore diminuisce o sparisce e migliorano il trofismo della massa muscolare e la microcircolazione. Inoltre, vengono drenate le tossine e i liquidi in eccesso. Con una frequenza di 4 Hz, il corpo produce encefaline che alzano la soglia del dolore. In questo modo si ferma il circolo vizioso per il quale il dolore genera una contrattura, la quale produce ulteriore dolore e così via.
  • Tra 2 HZ e 8 Hz, si ottiene un aumento notevole della produzione di endorfine. Inoltre, aumentando l’intensità e se gli elettrodi sono ben collocati, si può ottenere anche un effetto massaggiante sul gruppo muscolare interessato. Non solo si alza la soglia del dolore, ma si ottengono anche effetti positivi, quali un intenso effetto rilassante sulla zona, il miglioramento della circolazione sanguigna locale, la diminuzione dei metaboliti tossici e un miglioramento nell’ossigenazione dei tessuti.
  • Tra 8 Hz e 18 Hz, si ottiene un grande aumento della circolazione locale, con i seguenti effetti: aumento del trofismo, diminuzione dei metaboliti, ossigenazione dei tessuti e un effetto massaggiante.
  • Tra 18 Hz e 40 Hz, si attivano prevalentemente le fibre lente. Questo tipo di stimolazione equivale al lavoro muscolare della corsa continua di media intensità, attraverso cui si può migliorare la capacità aerobica realizzando un lavoro senza alcun deficit di ossigeno.
  • Tra 40 Hz e 60 Hz, si produce un effetto sulle fibre lente intermedie e su alcune fibre veloci. Il carico di lavoro e la resistenza muscolare sono maggiori, mentre migliora l’ossigenazione.
  • Tra 60 Hz e 80 Hz, a seconda dell’ampiezza dell’impulso, si aggiungono al lavoro fibre intermedie e veloci. Il lavoro è sulla forza e l’obiettivo è l’incremento della muscolatura.
  • Tra 80 Hz e 120 Hz, lavorano intensamente le fibre veloci. Con questo lavoro si possono migliorare la forza, la velocità oppure la combinazione di entrambe. In questo modo si migliora la potenza muscolare senza un conseguente sfinimento fisico e psicologico.

Come ci si allena con l’elettrostimolatore?

Un allenamento orientato alla partecipazione ad una maratona prevede un lavoro incentrato sulla resistenza aerobica e un periodo dedicato all’allenamento della forza.

Allo stesso modo, per allenare i muscoli attraverso l’elettrostimolazione è importante conoscere i diversi intervalli di frequenze e gli stimoli da essi generati. Frequenze diverse portano ad ottenere risultati diversi.

L’allenamento con elettrostimolatore viene definito allenamento neuromuscolare e prevede la stimolazione muscolare attraverso l’utilizzo di un impulso elettrico esterno e controllato.

Erroneamente si assegna solo alla frequenza della stimolazione il compito di stimolare un certo tipo di fibra: lenta, rapida o esplosiva. NON È COSÌ!

Un programma di elettrostimolazione muscolare è la combinazione di parametri che vengono impiegati per realizzare quel programma:

  • Frequenza
  • Intensità
  • Rapporto tra periodo di stimolazione e di riposo
  • Durata totale del programma

Ad esempio, per compilare un programma di allenamento per migliorare la resistenza si possono impiegare:

  • Frequenza di contrazione bassa (intorno ai 30-40 Hz)
  • Intensità media (a seconda dei soggetti tra i 25-40 mA)
  • Rapporto tra stimolazione e riposo circa 1:2 o 1:3
  • Durata totale del programma non inferiore a 30 minuti

Oppure, per compilare un programma di allenamento per migliorare la forza esplosiva:

  • Frequenza di contrazione alta (intorno ai 90-100 Hz)
  • Intensità alta (la massima sopportabile tra i 50-70 mA o superiore per atleti professionisti)
  • Rapporto tra stimolazione e riposo circa 1:3 o 1:4
  • Durata totale del programma non superiore a 15-20 minuti

Obiettivi specifici richiedono programmi specifici.

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