Formazione

Elettrostimolazione e contrazione volontaria

Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018

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Per realizzare una contrazione muscolare volontaria, il cervello genera un impulso elettrico che viaggia dal sistema nervoso centrale a quello periferico, per arrivare alla placca motrice. Qui l’impulso elettrico entra nel muscolo e innesca la reazione actina/miosina che permette la contrazione muscolare.

La placca motrice (o sinapsi neuromuscolare) è la zona di contatto tra fibra nervosa e fibra muscolare, attraverso la quale l’impulso passa da un tipo cellulare all’altro (da nervoso a muscolare).

È un processo molto complicato e rapidissimo, in cui i neuroni trasmettono lo stimolo elettrico a catena, attraverso un processo di polarizzazione e depolarizzazione da un neurone all’altro, fino ad arrivare alla placca motrice dei muscoli da stimolare e ottenere una contrazione. Questa contrazione sarà più o meno potente, in relazione all’entità dell’impulso iniziale che parte dal cervello.

L’elettrostimolazione muscolare rilascia una scarica sulla pelle che viaggia fino al nervo motore e induce una scarica nella placca motoria, provocando la contrazione. Perciò si dovrà raggiungere una soglia di stimolo sufficiente affinché si realizzi una contrazione minima. Serve dunque una certa quantità di “corrente”. Al di sotto della soglia la contrazione non si produrrà, mentre all’aumentare dell’intensità dello stimolo la contrazione o l’intensità del movimento aumenteranno anch’esse. Più sale l’intensità dell’impulso più si coinvolgono fibre muscolari (coinvolgimento spaziale).

Nel generare l’impulso elettrico, l’elettrostimolatore “sostituisce” il cervello. Tanto la contrazione volontaria quanto quella ottenuta per mezzo di impulsi elettrici esogeni producono lo stesso risultato finale: una contrazione neuromuscolare.

Coinvolgimento volontario: è di fondamentale importanza coinvolgere il muscolo durante una contrazione indotta da elettrostimolazione. Questa attività volontaria, simultanea alla contrazione passiva, porta due vantaggi:

  • La riduzione della sensazione di fastidio legata al passaggio degli impulsi elettrici, che permette di aumentare l’intensità e coinvolgere più fibre muscolari
  • L’innesco di un processo propriocettivo: il sistema nervoso centrale impara a stimolare volontariamente una maggiore quantità di fibre muscolari anche dopo l’esercizio passivo con elettrostimolatore

Per una maggiore sicurezza della stimolazione è suggerito di eseguire gli esercizi con elettrostimolatore in modo isometrico, cioè ad articolazione ferma, in modo da evitare il sovraccarico delle articolazioni stesse (particolarmente valido dopo infortunio a legamenti o menisco).

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