Formazione

Diatermia – Introduzione

Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2018

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La diatermia (anche conosciuta come tecarterapia) è una tecnica terapeutica utilizzata in fisioterapia che sfrutta le caratteristiche di una corrente sinusoidale a media frequenza (da 300 KHz a 800 KHz), finalizzata a produrre un aumento di temperatura nei tessuti biologici attraversati dal flusso di cariche elettriche.

Oltre al dispositivo vengono impiegati due elettrodi:

  • Un elettrodo passivo (detto anche piastra di ritorno), che può essere fissato al paziente tramite fasce elastiche;
  • Un elettrodo attivo (resistivo o capacitivo), che viene fatto scorrere sul paziente sopra la zona da trattare, impugnando un manipolo.

L’aumento della temperatura ha l’obiettivo di riattivare ed accelerare i processi chimici cellulari (quindi il metabolismo cellulare), favorendone la rigenerazione e agevolando la capacità di reazione a svariate patologie.

L’uso della diatermia controllata consente di ottenere un aumento della temperatura nel tessuto trattato, evitando la manifestazione di effetti iatrogeni (effetti collaterali).

La tecnica medica della diatermia consente di trattare zone del corpo di dimensioni molto piccole, per esempio i tendini dei supinatori nel caso di un’epicondilite (applicazione locale), ma anche zone molto grandi, come la schiena o entrambi gli arti inferiori. Nel primo caso verranno impiegati elettrodi attivi piccoli (circa 30-40 mm di diametro), nel secondo elettrodi di diametro maggiore (50-80 mm).

La diatermia trova applicazioni anche in campo estetico con potenze minori.

Diatermia locale

Nella diatermia, la precisione nell’applicazione degli elettrodi è fondamentale per ottenere esattamente l’effetto desiderato.

È sempre importante tenere presenti due concetti:

  • La cariche elettriche devono raggiungere il tessuto da trattare (piastra ed elettrodo attivo si devono trovare sulla direttrice della zona da trattare)
  • La temperatura deve sempre essere percepita dal paziente come sopportabile

Qualsiasi sensazione termica elevata o di bruciatura indica che si sta utilizzando la tecnica in un modo sbagliato, a causa di un’applicazione scorretta degli elettrodi, di un eccesso di intensità di corrente o per entrambi i motivi.

Gli elettrodi devono aderire perfettamente alla pelle del paziente.

Per evitare sovraccarichi di corrente in determinati punti, il trattamento richiede di impugnare in modo deciso il manipolo e farlo scorrere sulla zona da trattare con una pressione uniforme e decisa ma non dolorosa per il paziente.

Bisogna assicurarsi che l’elettrodo passivo non entri mai in contatto con protuberanze ossee, poiché il tessuto osseo tende a surriscaldarsi più facilmente rispetto ai tessuti adiacenti.

Nel caso in cui la zona da trattare sia ricoperta da una peluria molto folta, bisogna applicare una maggiore quantità di gel conduttivo, dal momento che i peli hanno un effetto isolante e ostacolano il passaggio delle cariche.

È molto importante comunicare continuamente con il paziente durante il trattamento, per capire come si sente e se percepisce dolore o altre sensazioni sgradevoli.

Applicazione degli elettrodi

L’elettrodo passivo deve aderire bene alla pelle. A questo scopo si suggerisce l’uso di fasce elastiche con velcro, per garantire un buon contatto durante tutto il trattamento.

L’applicazione deve mantenersi stabile durante l’intera sessione del trattamento. L’elettrodo passivo deve rimanere sempre ben fissato, ma senza che la pressione risulti eccessiva.

È importante che l’elettrodo passivo non venga mosso e non si stacchi dal corpo del paziente durante il passaggio delle cariche, altrimenti questa potrebbe causare delle sensazioni sgradevoli sulla pelle.

È necessario che anche l’elettrodo attivo, che viene mosso sulla zona trattata per effettuare la terapia, non perda contatto con la pelle durante il passaggio delle cariche elettriche, nemmeno parzialmente. Questo perché le cariche si concentrerebbero nei punti di appoggio, potendo (in casi estremi) causare bruciature, sia a causa di un contatto parziale che di una perdita totale di contatto con la pelle. Nei dispositivi per diatermia più sicuri esiste anche il controllo automatico del contatto che evita questi inconvenienti.

Prima di cominciare il programma di diatermia, bisogna assicurarsi che l’elettrodo passivo sia ben fissato e che quello attivo aderisca bene alla pelle.

Alla fine del trattamento, gli elettrodi vanno scollegati dal paziente solo dopo aver interrotto il passaggio delle cariche (interruzione del programma o spegnimento del dispositivo).

L’aumento dell’intensità di corrente va realizzato gradualmente, per evitare di provocare sensazioni fastidiose al paziente.

Localizzazione del calore

L’applicazione degli elettrodi determina l’effetto termico sui tessuti trattati. I due elettrodi devono trovarsi all’estremità della zona da trattare. La densità termica dipenderà dal volume dei tessuti trattati e dalla resistenza specifica di tali tessuti al passaggio delle cariche.

Le cariche scorrono all’interno dell’organismo, da un elettrodo all’altro, seguendo sempre il percorso che offre meno resistenza.

La resistenza del corpo umano al passaggio delle cariche elettriche varia da tessuto a tessuto.

Ad una maggiore distanza tra i due elettrodi corrisponde sempre una maggiore dispersione dell’effetto termico.

Se i due elettrodi sono molto distanti, ad esempio, il calore verrà percepito quasi esclusivamente in corrispondenza dell’elettrodo attivo. Se invece i due elettrodi sono molto vicini, l’aumento di temperatura sarà percepito in corrispondenza di entrambi gli elettrodi e nella zona compresa tra questi.

Se si vuole ottenere un risultato efficace su tessuti che si trovano in profondità, sarà necessario scegliere elettrodi più grandi, mantenendo l’elettrodo passivo e quella attivo il più possibile vicini tra loro. Questo principio risulta più efficace della scelta tra diatermia capacitiva e resistiva. È praticamente impossibile ottenere dei risultati mediante diatermia resistiva usando elettrodi piccoli e molto distanti tra loro.

Un buon trucco consiste nell’immaginare delle linee che vanno da un elettrodo all’altro. Se il fascio di linee immaginarie che rappresentano le cariche elettriche si restringe, produrrà un’intensità maggiore nella zona più stretta. Come nel caso dell’articolazione del carpo o di quella tibio-astragalica, in cui l’elettrodo passivo viene posizionato sul palmo della mano o sotto la pianta del piede, mentre l’elettrodo attivo in posizione opposta. Si tratta di un effetto facilmente verificabile a causa dell’aumento del calore in tale zona.

Direzione delle cariche con elettrodi di dimensioni differenti collegati in modo contrapposto

Il posizionamento degli elettrodi in parallelo è il metodo di applicazione più comune.

In questo caso, l’aumento di temperatura è percepito in prossimità dell’elettrodo attivo, generalmente quello di dimensioni più piccole.

La densità di cariche elettriche è più alta in prossimità dell’elettrodo più piccolo e il paziente percepisce un aumento di temperatura esattamente sotto questo elettrodo.

Se l’elettrodo passivo è notevolmente più grande di quello attivo, è possibile che il paziente non percepisca alcun aumento di temperatura. Ciò non significa che la temperatura non si sia alzata, ma solo che è rimasta sotto la soglia della percezione umana.

È necessario applicare l’elettrodo attivo il più vicino possibile al tessuto da trattare, posizionando l’elettrodo passivo più grande in parallelo.

Direzione delle cariche con elettrodi di dimensioni differenti e collocati in posizione obliqua

Non è sempre possibile applicare gli elettrodi in parallelo.

Quando vengono collocati in posizione obliqua (trasversale), le linee di flusso si concentrano nei punti più vicini tra loro, dal momento che le cariche seguono sempre il percorso più breve possibile tra gli elettrodi.

La temperatura sarà più elevata dove ci sarà una maggiore densità di cariche, cioè nella zona dove gli elettrodi sono più vicini.

Nel caso di una dorsalgia o di una lombalgia, è quindi sbagliato applicare l’elettrodo passivo su un lato della colonna vertebrale e quello attivo sull’altro lato, alla stessa altezza. Le linee di forza agiscono in prossimità dei bordi degli elettrodi, per cui si otterrebbero scarsi risultati e un’applicazione superficiale, mentre l’obiettivo è agire in profondità per rilassare la muscolatura paravertebrale.

È buona norma evitare applicazioni per le quali possiamo prevedere scarsi risultati e/o un rischio di surriscaldamento in prossimità dell’elettrodo passivo.

Considerazioni generali sulla durata e l’intensità del trattamento

In condizioni normali, una seduta dovrebbe durare almeno 20-30 minuti. Applicazioni più brevi, di 5 o 10 minuti, non hanno alcuna utilità.

Nel caso in cui non si ottenga alcun risultato nonostante applicazioni della durata suggerita e una frequenza di 2 o 3 sessioni a settimana, sarà necessario riconsiderare la strategia terapeutica e aumentare la durata dell’applicazione totale (capacitiva e resistiva) fino a 60 minuti per sessione.

Nel caso di patologie acute, l’intensità del calore percepito dovrà essere moderata. Nel caso di patologie croniche, invece, è ragionevole lavorare con un effetto termico maggiore, sempre senza causare sensazioni fastidiose per il paziente.

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