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L’obiettivo della diatermia è provocare un aumento della temperatura in differenti tessuti, incrementandone così il metabolismo, stimolando il processo di rigenerazione e agevolando la loro capacità di reazione a svariate patologie.

Il risultato che cercheremo di ottenere tramite l’uso della diatermia sarà sempre quello di ottenere un aumento della temperatura nel tessuto trattato, evitando la manifestazione di effetti iatrogeni. Con la diatermia possiamo trattare zone del corpo di dimensioni molto piccole, per esempio i tendini dei supinatori nel caso di un’epicondilite (applicazione locale), ma anche zone molto grandi, come la schiena o entrambi gli arti inferiori (in questo caso si tratterebbe di un’applicazione più generale della diatermia, il cui aumento della temperatura produce effetti a livello globale sul corpo).

Diatermia locale.

La precisione nell’applicazione degli elettrodi è fondamentale nella diatermia, per ottenere esattamente l’effetto desiderato. Dobbiamo sempre tenere presenti due concetti: la corrente elettrica deve raggiungere il tessuto da trattare e la temperatura deve sempre essere percepita dal paziente come sopportabile. Qualsiasi sensazione termica elevata o di bruciatura ci indicherà che stiamo utilizzando la tecnica in un modo sbagliato, a causa di un’applicazione incorretta degli elettrodi, per un eccesso d’intensità di corrente o per entrambi i motivi.

Gli elettrodi devono aderire perfettamente alla pelle del paziente; per evitare sovraccarichi di corrente in determinati punti, il trattamento esige una pressione decisa sulla pelle, ma che non sia dolorosa per il paziente. Dobbiamo assicurarci che l’elettrodo passivo non entri mai in contatto con protuberanze ossee, poiché il tessuto osseo tende a surriscaldarsi più facilmente rispetto ai tessuti adiacenti. Nel caso in cui la zona da trattare sia ricoperta da una peluria molto folta, dovremo applicare una maggiore quantità di gel conduttivo, poiché i peli hanno un effetto isolante e ostacolano il passaggio della corrente.

È molto importante comunicare continuamente con il paziente durante il trattamento, chiedendogli come si sente e affinché ci dica se percepisce dolore o altre sensazioni sgradevoli.

Applicazione degli elettrodi.

L’elettrodo passivo deve aderire bene alla pelle; a questo scopo si raccomanda l’uso di fasce elastiche con velcro. L’applicazione deve mantenersi stabile durante l’intera sessione del trattamento: l’elettrodo passivo deve rimanere sempre ben fissato, ma senza che la pressione risulti eccessiva.

È importantissimo che l’elettrodo passivo non venga mosso e non si stacchi dal corpo del paziente durante il passaggio della corrente, altrimenti questa potrebbe causare delle bruciature sulla pelle. Anche nel caso dell’elettrodo attivo, che muoveremo per realizzare il trattamento, dobbiamo evitare che perda contatto con la pelle durante il passaggio della corrente, anche solo parzialmente, perché in quel caso la corrente si concentrerà nei punti di appoggio, potendo (in casi estremi) causare bruciature, sia a causa di un contatto parziale che di una perdita totale di contatto con la pelle.

Prima di cominciare ad applicare la corrente, dovremo quindi assicurarci che l’elettrodo passivo sia ben fissato e che quello attivo aderisca bene alla pelle. Alla fine del trattamento, gli elettrodi vanno tolti solo dopo aver interrotto il passaggio della corrente.

L’aumento dell’intensità di corrente va realizzato gradualmente, per evitare sensazioni moleste al paziente.

Localizzazione del calore.

L’applicazione degli elettrodi determina l’effetto termico sui tessuti da trattare: i due elettrodi devono trovarsi alle estremità della zona da trattare, la densità termica dipenderà dal volume dei tessuti trattati e dalla resistenza specifica di tali tessuti al passaggio della corrente.

La corrente scorre dentro l’organismo, da un elettrodo all’altro, seguendo sempre il percorso che offre meno resistenza. La resistenza del corpo umano al passaggio della corrente elettrica varia da tessuto a tessuto. A una maggiore distanza tra i due elettrodi corrisponde sempre una maggiore dispersione dell’effetto termico; se i due elettrodi sono molto distanti, ad esempio, il calore verrà percepito quasi esclusivamente in corrispondenza dell’elettrodo attivo. Se invece i due elettrodi sono molto vicini, l’aumento di temperatura sarà percepito in corrispondenza di entrambi gli elettrodi e nella zona compresa tra questi.

In conseguenza di quanto detto, possiamo dedurre che se vogliamo ottenere un risultato efficace su tessuti che si trovano in profondità, dovremo scegliere elettrodi più grandi, secondo la distanza che li separerà. Questo principio risulta più efficace della scelta tra diatermia capacitiva e quella resistiva. È praticamente impossibile ottenere dei risultati mediante diatermia resistiva usando elettrodi piccoli e molto distanti tra loro.

Un buon trucco è immaginare delle linee che vanno da un elettrodo all’altro; in questo modo, se il fascio di linee si restringe, come nel caso dell’articolazione del carpo o di quella tibio-astragalica, quando posizioniamo l’elettrodo passivo nel palmo della mano o sotto la pianta del piede e l’elettrodo attivo in posizione prossimale, questo fascio di linee immaginarie che rappresentano la corrente elettrica produrrà un’intensità maggiore nella zona più stretta (effetto facilmente verificabile, a causa dell’aumento del calore in tale zona).

Direzione della corrente con elettrodi di dimensioni differenti collegati in parallelo.

L’applicazione degli elettrodi in parallelo è il metodo più comune. In questo caso, l’aumento di temperatura è percepito in prossimità dell’elettrodo attivo, generalmente quello di dimensioni più piccole. La densità della corrente è più alta in prossimità dell’elettrodo più piccolo e il paziente percepisce un aumento di temperatura esattamente sotto tal elettrodo. Se l’elettrodo passivo è notevolmente più grande di quello attivo, è possibile che il paziente non percepisca nessun aumento di temperatura; ciò non significa che la temperatura non si è alzata, ma che è rimasta sotto la soglia della percezione umana.

Dobbiamo applicare l’elettrodo attivo il più vicino possibile al tessuto che vogliamo trattare, posizionando l’elettrodo passivo più grande in parallelo.

Direzione della corrente con elettrodi di dimensioni differenti e collocati in posizione obliqua.

Non è sempre possibile applicare gli elettrodi in parallelo. Quando dobbiamo collocarli in posizione obliqua (trasversale), siccome la corrente segue sempre il percorso più corto possibile tra gli elettrodi, le linee di flusso si concentrano nei punti più vicini tra loro. La temperatura sarà più elevata dove ci sarà una maggiore densità di corrente, cioè proprio nella zona degli elettrodi più vicini.

Nel caso di una dorsalgia o di una lombalgia, potremmo pensare che sia una buona idea applicare l’elettrodo passivo a un lato della colonna vertebrale e quello attivo all’altro lato, alla stessa altezza, e invece sarebbe sbagliato. Le linee di forza agiscono in prossimità dei bordi degli elettrodi, per cui otterremo scarsi risultati e un’applicazione superficiale, mentre quello che ci interessa è un’azione in profondità per rilassare la muscolatura paravertebrale.

È buona norma evitare applicazioni per le quali possiamo prevedere scarsi risultati e/o il rischio di un surriscaldamento in prossimità dell’elettrodo passivo.

Considerazioni generali sulla durata del trattamento e l’intensità.

In condizioni normali e generali, una seduta dovrebbe durare almeno 30 minuti. Applicazioni più brevi, di 5 o 10 minuti, non hanno nessuna utilità. Nel caso in cui, nonostante applicazioni della durata suggerita e una frequenza di 2 o 3 sessioni a settimana, non ottenessimo alcun risultato, dovremo riconsiderare la nostra strategia terapeutica e aumentare la durata dell’applicazione totale (capacitiva e resistiva) fino a 60 minuti per sessione.

Nel caso di patologie acute, l’intensità del calore percepito dovrà essere moderata, mentre nel caso di patologie croniche, è ragionevole lavorare con un effetto termico maggiore, ma senza causare sensazioni moleste per il paziente.

Effetti fisiologici della corrente ad alta frequenza, diatermia tecarterapia

Tecarterapia capacitiva e resistiva

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